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Domenico Pinto
Domenico “Mimmo” Pinto
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12 Maggio 2017
 

La piccola editoria di qualità, come una sartoria.

Entrare nello studio di Claudio Grenzi, editore in Foggia, è il primo passo verso una nuova fase della propria esistenza. Non solo perché si entra a contatto con il "sancta sanctorum" della cultura della Daunia e dell'intera Puglia, ma per la dimensione profondamente umana delle persone che lo abitano, circondando lo spessore del fondatore.

Non ci sono mezze misure, qui. Tutto è realizzato "a regola d'arte": nessuno spazio alla superficialità o all'improvvisazione, ma una cura quasi maniacale del dettaglio, in una ricerca iconografica senza sosta, verso la pubblicazione di libri che "devono essere senza tempo, resistere alla storia e persino arredare la tua casa", come dice Claudio.

 
Claudio si occupa di servizi editoriali, comunicazione visiva e promozione territoriale da trent'anni: la prima opera importante, "Viaggio in Capitanata" fu realizzata nel 1987 per l’Ente Provinciale Turismo di Foggia, rivelando tutte le qualità che poi - attraverso i decenni - contribuiranno a renderlo celebre in ogni settore di impegno.

Negli ultimi anni, Claudio ha impresso una svolta decisiva alla crescita dell’impresa editoriale: gli oltre quattrocento titoli, prodotti negli ultimi otto anni, ne sono la testimonianza. E' sufficiente attraversare il suo studio e sentirne il profumo, per capire di cosa stiamo parlando: "manufatti editoriali" artigianali ma in grado di competere con la migliore produzione nazionale, collezionando frequenti e lusinghiere recensioni.
In altre parole, un editore celebre per il suo gusto raffinato, per la sua creatività e per una cura meticolosa in ogni fase del lavoro.

Le collane spaziano dall’archeologia, all’arte, all’architettura, alla storia, all’ambiente, alla saggistica. Oltre cinquanta volumi in corso di edizione e numerosi progetti innovativi in via di definizione, testimoniano la vivacità dell’impresa. In corso di edizione anche Bibliofiles, un lucido progetto di editoria digitale "in facsimile".

La nuova frontiera di impegno va verso la costituzione di un grande archivio digitale di immagini, iconografie e documenti visivi fondamentali per la conoscenza antologica del territorio di Capitanata, con acquisizioni che non si limitano alla copertura di normali esigenze editoriali ma concorrono alla raccolta e al restauro di patrimoni culturali di grande interesse.

Un editore celebre per il suo gusto raffinato, per la sua creatività e per una cura meticolosa in ogni fase del lavoro.

 

Tra le intuizioni più recenti e più felici di Claudio, la nuova vita che ha progettato per il ‘Museo del Territorio’ di Foggia, collaborando con il progetto "Al Museo in tutti i Sensi", beneficiario di un finanziamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Non soltanto la storia della Daunia e del Gargano raccontata con un linguaggio nuovo e uno sguardo diverso, non soltanto uno spazio per nuove idee, mostre ed eventi, non soltanto la digitalizzazione dei contenuti - riorganizzati e offerti alla fruizione attraverso strumenti multimediali e installazioni - ma un concetto completamente nuovo di museo: una sorta di "museo di transito".

Qual è l'intuizione? La Daunia è uno dei luoghi che in assoluto conserva, sotto terra, immensi patrimoni archeologici. Ma è anche un luogo dove le esigenze dello sviluppo hanno creato e continuano a creare nuovi motivi di scavo: parliamo di pale eoliche, impianti fotovoltaici, raddoppio della capacità ferroviaria, espansione della rete autostradale, oltre la presenza dei ricercatori dell'Università di Foggia. Ogni giorno si stima ci siano almeno 7 scavi aperti contemporaneamente.
Da questi scavi "emergono" testimonianze preziose, intere aree insediative di antichi popoli e reperti di valore che - nella migliore delle ipotesi - giungono alla Soprintendenza per essere studiati e... archiviati. Un immenso patrimonio che non trova spazi né luoghi per testimoniare se stesso né per raccontare la sua storia.

Con questi presupposti, l'idea: realizzare attività didattiche che prevedono anche momenti dedicati al restauro dei reperti, a cura dei restauratori e operatori tecnici della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, che operano nel laboratorio di Restauro posto al piano superiore del Museo, per mostrare dal vivo, a studenti e cittadini il lungo processo di conservazione di reperti che devono essere salvaguardati, fruiti e valorizzati.
Credo che l'idea di Claudio dovrebbe essere adottata in ogni altro contesto in cui le esigenze della modernità fanno emergere manufatti che finiscono per riempirsi di polvere negli scantinati e nei magazzini delle Soprintendenze!

Con questo progetto, Claudio ha dimostrato - una volta di più - di non essere solo un colto e raffinato intellettuale, non soltanto un appassionato studioso, ma un vero stratega di cui l'intero nostro Bel Paese ha assoluta necessità!

fmc
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