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Senza la Sicilia, l’Italia non lascia segno

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L'Italia, senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna”. Con questa frase di Goethe scolpita nel cuore, ritorno in Sicilia. Non già Palermo, Agrigento, Siracusa o le altre straordinarie città d’arte, ma invitato a spingermi nell’entroterra, verso sud-ovest, dove non mi è mai occorso prima di addentrarmi.

Mi aspetta Gregorio, coordinatore e animatore instancabile di un progetto che mi sta molto a cuore: “Iter Vitis”, itinerario della cultura della vite, del vino e del paesaggio viticolo, riconosciuto dal Consiglio d’Europa. Seguo le tracce di questo progetto con l’emozione che mi deriva dall’essere stato per diversi anni vicepresidente europeo di un altro percorso certificato, con la prospettiva di avviare una relazione proficua con Cammini d’Europa, ma soprattutto con la curiosità del viaggiatore, del ricercatore e, oserei dire, anche del sognatore.
Da questo punto di vista, Gregorio è la guida ideale: persona entusiasta, colta, straordinariamente ospitale, capace di molte relazioni e di grandi narrazioni, ma soprattutto di distinguere a primo sguardo le piccole cose che possono rendere unica un’esperienza. Mi piace pensare che nemmeno Goethe abbia avuto la fortuna di imbattersi in un anfitrione altrettanto soave.

Sicilia, le incantevoli Saline di Nubia...


Anche l’enogastronomia, esattamente come il paesaggio, è un fatto culturale. Attraverso i prodotti tipici e le pietanze locali, i luoghi diventano motivazione di viaggio e si incidono nella memoria.

Nelle prime due giornate, sempre percorrendo viabilità secondaria e interna, mi ritrovo letteralmente stordito dalla bellezza dei luoghi e dei paesaggi. Forse anche dai vini assaggiati nelle cantine Florio e Donnafugata (dimenticavo di dire che Gregorio è anche presidente della federazione regionale delle Strade del Vino Sicilia), la cui visita mi rafforza ulteriormente in tutti i miei convincimenti.

Le Cantine Florio sono celebri per la produzione del marsala più famoso in assoluto, ma sorprendono anche per maestosità. Costruite da Vincenzo Florio nel 1832, rispecchiando lo stile tipicamente anglosassone dell'epoca, si presentano con ampi archi a sesto acuto in pietra e pavimento in battuto di polvere di tufo: ben 104 arcate di 165 metri di lunghezza, in cui si allineano 1.400 caratelli e circa 600 botti, più 8 maestosi tini giganti, esemplari unici che stanno lì dalla fondazione, ma sono ancora utilizzati per l'affinamento. Un ambiente suggestivo e straordinario, che custodisce nel silenzio e nella tranquilla immobilità quasi 6 milioni di litri di marsala: un dato che potrebbe anche non sorprendere, se si potesse considerare che già a fine Ottocento, molto prima dei fenomeni di globalizzazione, il prezioso nettare partiva con le navi della Compagnia Florio verso ogni possibile latitudine...

Anche le Cantine Donnafugata sono state costruite nel 1851 e rappresentano un esempio vivo di archeologia industriale: conservano l'impianto tipico del "baglio" mediterraneo con l'ampia corte interna punteggiata di agrumi e di ulivi e le capriate in legno, opera di antichi maestri d'ascia. Oltre 150 anni di esperienza nel vino di qualità. Ad accompagnarci è José, volto e voce della Cantina che, soffermandosi di fronte alla barricaia sotterranea, scavata nella roccia di tufo, conferma: “Il nostro è un progetto che punta alla cura dei particolari e mette l'uomo al servizio della natura, per produrre vini che esprimano in modo autentico l’appartenenza a terroirs unici, raccontandone con passione l'universo sensoriale”.

Le due tenute accolgono tutto l’anno, nel cuore della Sicilia Occidentale, appassionati di vino e semplici curiosi, con visite guidate e degustazioni che raggiungono nell’insieme oltre 60mila visitatori. Più di qualsiasi bene culturale della zona. Per un soffio non entrerebbero nella top ten dei musei e delle aree archeologiche più visitate di Sicilia.
Anche l’enogastronomia, esattamente come il paesaggio, è un fatto culturale. Attraverso la conservazione dei territori agricoli, destinati a delineare la cornice naturale del modo di vivere la vacanza, nonché la valorizzazione dei prodotti tipici e delle pietanze locali, i luoghi diventano motivazione di viaggio e si incidono nella memoria.

 

Ed io sono qui per questo: per studiare un esempio di integrazione tra beni culturali, agricoltura e paesaggio che ritengo abbia grandi opportunità di diventare un modello di estremo interesse. E dare un contributo, se possibile.

All'interno dell'area archeologica di Selinunte, è stata individuata un’area di circa un ettaro, su un leggero declivio di una collinetta compresa tra l’Acropoli e il santuario della Malophoros, si è avviato un progetto di semina dell’antica qualità del grano Timilia (o Tumminia) e di un vigneto con vitigni autoctoni.
Con l'idea di realizzare un circuito turistico e culturale che promuova i paesaggi dei territori della Sicilia occidentale, tra l’antica città di Selinunte e la sua Chora, e i paesaggi dei territori tra Cartagine a Kerkouane: due siti archeologici riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, caratterizzati dalla presenza di due delle più vaste concentrazioni di vigneti d’Europa e del Mediterraneo. La Sicilia sud occidentale e la Tunisia del nord est, connesse da un comune patrimonio di eredità che fa riferimento all’antica frontiera mediterranea tra Selinunte e Cartagine, il “limes” in cui si confrontarono per secoli la civiltà greca e quella fenicio-punica, prima di essere inglobate nello spazio comune dell’Impero di Roma.

Il progetto è coordinato dall’Associazione Strada del Vino Terre Sicane, diretta da Gregorio e capofila di un partenariato autorevole, con l’Associazione internazionale Iter Vitis, l'Associazione Nazionale Città del Vino, il Parco Archeologico di Selinunte - Cave di Cusa, la Soprintendenza per i Beni Culturali e ambientali di Agrigento, l'Assessorato Agricoltura, Sviluppo Rurale e Pesca Mediterranea di Sciacca, la Chambre syndicale nationale des producteurs des vins, bières et alcools (Union Tunisienne de l’Industrie du Commerce et de l’Artisanat – Utica), l'Agence pour la Mise en Valeur du Patrimoine et de Promotion Culturelle (Amvppc), la Federation Tunisienne des Agences de Voyages et de Tourisme e l'Institut National de Patrimoine (Inp) di Tunisi.

Il circuito, denominato "Magon", entrerà a far parte dell’Itinerario Culturale “Iter Vitis - Les chemins de la vigne”, riconosciuto dal Consiglio d’Europa nel 2009, che fa riferimento alla storia e alla cultura del vino fin dalle sue antiche origini, attraversando una straordinaria varietà di ecosistemi e di regioni viticole dal Caucaso all’Atlantico, lungo 13 Paesi (7 membri dell’Unione Europea e 6 non aderenti).

Paesaggi della Sicilia nord occidentale

La vigna nel Parco Archeologico di Selinunte


 

E’ prevista anche la realizzazione di un pergolato di uve da tavola sul modello di impianto della tradizione egizio-romano. E anche un piccolo frutteto della tradizione familiare contadina del territorio. Il viale di accesso all'area, che intende essere un vero e proprio “museo a cielo aperto”, sarà segnato da due filari di melograno, (Punica granatum), antico simbolo di abbondanza, fertilità e buona fortuna con varietà differenziate a testimonianza della ricchezza della biodiversità di quei tempi.

Il fabbricato rurale "Case di Sabato”, limitrofo all’area del vigneto, sarà destinato ad un Centro didattico che ospiterà apparati informativi su pannelli e multimediali che avranno come tema centrale la cultura del vino nelle antiche frontiere mediterranee: miti e leggende delle divinità saranno a disposizione dei visitatori che potranno anche conoscere le metodologie di coltura degli antichi popoli. Storici, studiosi e appassionati potranno ammirare le collezioni dei vari vitigni nei secoli e le diverse tecniche di coltivazione, nell’ottica di una offerta culturale diversificata che intende trasformare la visita al sito archeologico dall'ammirazione per i reperti all'esperienza viva di trascorrere la propria giornata come cittadini delle antiche civiltà.

fmc
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