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“Siamo tutti concentrati sui beni privati e sui beni pubblici. I più virtuosi ragionano di "beni comuni". Ma non c'è uno che parli dei beni relazionali. Quelli che si basano sull'amicizia e sui legami”.

Carlo Petrini

Il cibo "buono, pulito e giusto"


"La qualità del cibo è un diritto di tutti". Non si stanca mai di ribadire questo concetto, il fondatore di Slow Food. Che richiama l’esigenza di assumere, ognuno in prima persona, nella quotidianità, il compito di prendersi cura della casa comune: “Ciascuno di noi può dare un contributo attraverso le proprie scelte di consumo, assumendo consapevolezza di quanto l’alimentazione incida sulla qualità della vita, sull’ambiente e sulla società. Abbiamo tutti diritto a un cibo buono, pulito e giusto, ma abbiamo anche il dovere di adoperarci per esercitare questo diritto“.

"C'era una cuoca nelle Langhe che cucinava e aveva la taverna sempre piena. Certe sere però non lavorava e, quando chiesi perché, mi rispose: non voglio essere la più ricca del camposanto", racconta Petrini. "È una lezione di economia, perché la sera che chiudeva si dedicava alla famiglia". Non solo profitto, ma un'economia delle relazioni che diventa economia della felicità, economia della bellezza.

"La diversità è il più grande bene che abbiamo", ha sempre detto Carlo Petrini raccontando un passato in cui, da solo, intravedeva il futuro che oggi viviamo (e calpestiamo). Gli davano del matto. Ma quel matto ha dapprima fondato Slow Food, che è diventata una delle più grandi e autorevoli associazioni internazionali, ma non si è mai definito gastronomo, né sociologo, né scrittore e né attivista. Eppure eccelle in ciascuna di queste competenze.

Petrini continua a chiedere consapevolezza, non visioni: "Dobbiamo essere consapevoli, perché camminare non sia solo mettere un passo dopo l'altro sullo stesso pavimento sotto il quale c'è la terra". "La produzione alimentare, messa tutta insieme, contribuisce al disastro ambientale per il 37%. Considerando che i trasporti incidono per il 7%, è evidente che la terra soffre".

"Ci sono tante piccole cose da salvare sulle quali, se non si vedono, si rischia di inciampare camminando". I valori di cui parla sono antichi e sacri: terra vuol dire semplicità, ma vuol dire anche vita. Come spiega lui: "La lealtà vale di più dell'efficienza. Siamo tutti concentrati su beni privati e su beni pubblici. I più virtuosi sui beni comuni. Ma non c'è uno che parli dei beni relazionali. Quelli che si basano sull'amicizia, sui legami. La rete di Terra madre è nata così".

"È giunto il tempo di rivalutare alcune parole. A iniziare dalla generosità e dalla compassione, concetti importanti che possono servire per creare una nuova economia: se stiamo distruggendo tutto, è perché stiamo perdendo questi valori". Non può essere un caso se Carlo, nel 2008, è stato posizionato dal quotidiano inglese "The Guardian" tra le 50 persone che potrebbero salvare il pianeta.