don Tonino Bello

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“La pace è un’acqua che scende dal cielo: ma siamo noi che dobbiamo canalizzarla affinché, attraverso le condutture approntate dalla nostra genialità, giunga a ristorare tutta la terra”.

don Tonino Bello

La convivialità delle differenze


Don Tonino Bello, sacerdote salentino e vescovo di Molfetta, rimarrà nella mente e nel ricordo di molti per la "Marcia dei 500", quando entrò nella Sarajevo martoriata dalla guerra, dove nemmeno l'ONU aveva più il coraggio e la forza di arrivare. Ma la forza del suo pensiero, a 25 anni dalla scomparsa, continua ad essere di grandissima attualità, non soltanto da un punto di vista teologico ma etico e morale.

"Siamo chiamati ad essere i re della pace: i tessitori di rapporti umani e limpidi, carichi di tenerezza".

don Tonino Bello è stato un grande sognatore, accostabile a grandi santi della Chiesa ma anche a figure laiche come Einstein, Gandhi o Martin Luther King. Sognava una famiglia umana che vive nella giustizia, nella pace e nel servizio ai poveri, in una unione che chiamava "convivialità delle differenze": in questo tempo, contrassegnato dal disincanto, dalle “passioni tristi”, dall’individualismo e dal nichilismo, i valori testimoniati da don Tonino diventano una barriera insormontabile. Nell'attuale società a capitalismo avanzato, che produce povertà, frammentazione e guerre il suo richiamo a “farsi prossimo” è un sapiente antidoto alla catastrofe sociale. In un contesto comunicativo che ormai adotta linguaggi sempre più virtuali e massmediali, nel quale le parole perdono valore, la sua capacità di creare un linguaggio nuovo che diventa “lingua comune” - per credenti e non credenti - è uno stimolo che può impegnare tutti, quotidianamente".

Dal Diario della Marcia di Sarajevo, dicembre 1992: "Una signora serba ha visto gli autisti intirizziti dal freddo e, benché fossero tutti croati, li ha portati a casa e ha offerto un pranzo per loro. Sono entrato a salutarla: si è messa a piangere. Poi si è avvicinato un uomo e mi ha invitato a casa sua, dove si faceva un banchetto funebre. Sono entrato e mi ha detto: «Io sono serbo, mia moglie è croata; queste mie cognate sono musulmane, eppure viviamo insieme da tempo, senza problemi: ma chi la vuole questa guerra?». A vedere quella gente di estrazione etnica così diversa, seduta alla stessa mensa, ho pensato a quella definizione di pace che riporto spesso nelle mie conversazioni: convivialità delle differenze".

Ecco una idea della santità per don Tonino: compimento della nostra umanità. Quel che va mortificato in ciascuno di noi è quel che abbiamo di disumano, non la nostra umanità. Da ciò, il desiderio appassionato che l'immagine umana si realizzi in tutti, specialmente in chi ha doti represse, oppresse, impedite dalla violenza o dalle miserie. Per coltivare un desiderio di liberazione, di felicità, di armonia e di bellezza del mondo.