Giacomo Beccattini

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“La chiave per la legittimità etica dell’attività economica di mercato è la fraternità: lo scambio di mercato è eticamente accettabile se è conforme al principio di reciprocità, o se almeno non lo minaccia”.

Giacomo Beccattini

I distretti produttivi e l'etica economica


Una novità degli ultimi decenni, non certo di poco conto, è l'affermarsi del principio di fraternità nel discorso economico e, più in generale, della logica del bene comune. Tale affermazione viene dal contributo di numerosi studiosi italiani, tra cui Giacomo Beccattini, che ha sostenuto nei suoi scritti la necessità di valorizzare le ricchezze dei distretti industriali, rappresentate non soltanto da mezzi e strumenti ma da una intensa accumulazione di conoscenze ed esperienze da parte degli imprenditori e dei lavoratori, al fine di promuovere lo sviluppo economico del Paese. Rileggiamo alcuni pensieri...

In cosa consiste precisamente la differenza tra bene totale e bene comune? Per la logica del bene totale un individuo è un soggetto identificato da una particolare funzione di utilità, e le utilità si possono tranquillamente sommare (o confrontare), perché non hanno volto, non esprimono un’identità, né una storia. La logica del bene comune, invece, non ammette sostituibilità: non si può sacrificare il bene di qualcuno – quale che ne sia la situazione di vita o la configurazione sociale – per migliorare il bene di qualcun altro, e ciò per la fondamentale ragione che quel qualcuno è sempre portatore di diritti umani fondamentali.
Essendo condiviso, il bene comune non riguarda la persona presa nella sua singolarità, ma in quanto è in relazione con altre persone. Esso è dunque il bene della relazione stessa fra persone; è il bene proprio della vita in comune. È comune ciò che non è solo proprio – così accade invece con il bene privato – e ciò che non è di tutti indistintamente – così accade con il bene pubblico.

La chiave attorno alla quale ruota il discorso sulla legittimità etica dell’attività economica di mercato è la fraternità. Lo scambio di mercato è eticamente accettabile se è conforme al principio di reciprocità, o almeno se non lo contrasta. Il principio del dono come reciprocità diventa la ‘via dello scambio’ nell’economia moderna. La figura moderna di imprenditore e la categoria di profitto sono figlie della cultura italiana del tardo Medioevo, che si riesce a introdurre nel corpo dell’elaborazione teologica scolastica grazie ai francescani, in prima linea nella comprensione degli aspetti positivi della "mercatura" e delle "arti".
L’una e le altre vennero definite "attività necessarie alla città" quando sono volte al "bene comune": "chè di niuna cosa partecipa tanto il comune quanto dell’utile dell’arti e de le mercantie che vendono e si comprano", Bernardino da Siena, Prediche volgari sul Campo di Siena.