Papa Francesco

fmc
11 Luglio 2017
Philippe Daverio
Philippe Daverio
30 Luglio 2017
Giacomo Beccattini
Giacomo Beccattini
17 Luglio 2017
"Rinunciare a investire sulle persone per ottenere un maggior profitto immediato è un pessimo affare per la società".

Papa Francesco

Tutelare il Creato per proteggere l'uomo


192 pagine in tutto: sei capitoli, 246 paragrafi e due preghiere per chiedere "che tipo di mondo vogliamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi". La fotografia del degrado di terra, acqua e cielo. L'analisi delle cause, a cominciare dallo strapotere della finanza e dalla debolezza della politica. I rimedi suggeriti? Sobrietà e umiltà in primo luogo, con un respiro ecumenico.

Papa Francesco non parte da zero: riprende le parole dei suoi predecessori e il grido di allarme che da tempo mette in guardia dallo sfruttamento inconsiderato delle risorse, da una politica miope che guarda al successo immediato senza prospettive a lungo termine, dall’egoismo delle società consumistiche che stentano a cambiare i propri stili di vita. Ricorda che la cura e la custodia del creato sono un impegno di tutti, credenti e non credenti. E rilancia anche l’impegno ecumenico, citando ampiamente il patriarca Bartolomeo.

Il Santo Padre analizza quanto sta accadendo alla casa comune, servendosi delle più recenti acquisizioni scientifiche in materia ambientale e affrontando temi concreti:

MUTAMENTI CLIMATICI
«I cambiamenti climatici sono un problema globale con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche, e costituiscono una delle principali sfide attuali per l’umanità», scrive Jorge Mario Bergoglio. Se «il clima è un bene comune, di tutti e per tutti», l’impatto più pesante della sua alterazione ricade sui più poveri, ma molti «che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi». Il Papa denuncia «la mancanza di reazioni di fronte a questi drammi dei nostri fratelli e sorelle» come «segno della perdita di quel senso di responsabilità per i nostri simili su cui si fonda ogni società civile».

LA QUESTIONE DELL'ACQUA
«L’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani». Privare i poveri dell’accesso all’acqua significa negare «il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità».

LA TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ
«Ogni anno scompaiono migliaia di specie vegetali e animali che non potremo più conoscere, che i nostri figli non potranno vedere, perse per sempre». Non sono solo eventuali “risorse” da sfruttare, dunque, ma beni comuni, che hanno un valore in sé stessi.

IL DEBITO ECOLOGICO DEL NORD RISPETTO AL SUD
Il Papa denuncia la «debolezza delle reazioni» di fronte ai drammi di tante persone e popolazioni. Nonostante non manchino esempi positivi c’è «un certo intorpidimento e una spensierata irresponsabilità». Mancano una cultura adeguata e la disponibilità a cambiare stili di vita, produzione e consumo.

OCCORRE UN'ECOLOGIA INTEGRALE
Il Papa rilegge i racconti biblici e spiega il perché della «tremenda responsabilità» dell’essere umano nei confronti del creato: l’essere umano ha il compito di «coltivare e custodire il giardino del mondo» (cfr Gen 2,15), sapendo che «lo scopo finale delle altre creature non siamo noi. Invece tutte avanzano, insieme a noi e attraverso di noi, verso la meta comune, che è Dio».
Francesco va alle cause profonde del degrado: la sua denuncia è soprattutto per la logica «usa e getta» che genera la cultura dello scarto. Le competenze tecniche, scrive il Papa, «tendono ad esercitare il proprio dominio anche sull’economia e sulla politica», impedendo di riconoscere che «il mercato da solo non garantisce lo sviluppo umano integrale e l’inclusione sociale». Ne deriva una logica che «porta a sfruttare i bambini, ad abbandonare gli anziani, a ridurre altri in schiavitù, a sopravvalutare la capacità del mercato di autoregolarsi, a praticare la tratta di esseri umani, il commercio di pelli di animali in via di estinzione e di “diamanti insanguinati”. È la stessa logica di molte mafie, dei trafficanti di organi, del narcotraffico e dello scarto dei nascituri che non corrispondono ai progetti dei genitori».

Grande attenzione del Papa per la centralità della persona e la dignità del lavoro: «rinunciare a investire sulle persone per ottenere un maggior profitto immediato è un pessimo affare per la società». Il pontefice pensa in particolare ai piccoli produttori e ai lavoratori rurali, alla biodiversità, alla rete di ecosistemi. E ancora, nel quarto capitolo, dal titolo emblematico di "Un’ecologia integrale", affronta il tema della giustizia e della politica. Esiste una ecologia delle istituzioni: «Se tutto è in relazione, anche lo stato di salute delle istituzioni di una società comporta conseguenze per l’ambiente e per la qualità della vita umana: “Ogni lesione della solidarietà e dell’amicizia civica provoca danni ambientali”». Il Papa ribadisce che «l’analisi dei problemi ambientali è inseparabile dall’analisi dei contesti umani, familiari, lavorativi, urbani, e dalla relazione di ciascuna persona con sé stessa». «Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale». Questa ecologia integrale «è inseparabile dalla nozione di bene comune».
Nel contesto di oggi, in cui «si riscontrano tante inequità e sono sempre più numerose le persone che vengono scartate, private dei diritti umani fondamentali», impegnarsi per il bene comune significa fare scelte solidali sulla base di «una opzione preferenziale per i più poveri».

CHE FARE? ALCUNE LINEE D'AZIONE
Bergoglio non solo denuncia, ma cerca di offrire risposte. La Chiesa non pretende di definire questioni scientifiche, né di sostituirsi alla politica, ma il Papa invita «ad un dibattito onesto e trasparente, perché le necessità particolari o le ideologie non ledano il bene comune». Il giudizio è severo: «I Vertici mondiali sull’ambiente degli ultimi anni non hanno risposto alle aspettative perché, per mancanza di decisione politica, non hanno raggiunto accordi ambientali globali realmente significativi ed efficaci». Il Papa si chiede «perché si vuole mantenere oggi un potere che sarà ricordato per la sua incapacità di intervenire quando era urgente e necessario farlo?». Serve una governance mondiale: «Abbiamo bisogno di un accordo sui regimi di governance per tutta la gamma dei cosiddetti beni comuni globali», visto che «la protezione ambientale non può essere assicurata solo sulla base del calcolo finanziario di costi e benefici. L’ambiente è uno di quei beni che i meccanismi del mercato non sono in grado di difendere o di promuovere adeguatamente», scrive riprendendo le parole del Compendio della dottrina sociale della Chiesa).

Particolarmente incisivo è l’appello rivolto a chi ricopre incarichi politici, affinché si sottragga «alla logica efficientista e “immediatista”» oggi dominante: «se avrà il coraggio di farlo, potrà nuovamente riconoscere la dignità che Dio gli ha dato come persona e lascerà, dopo il suo passaggio in questa storia, una testimonianza di generosa responsabilità».

Poiché «ogni cambiamento ha bisogno di motivazioni e di un cammino educativo», occorre ripartire in primis da «scuola, famiglia, mezzi di comunicazione e catechesi». La partenza è «puntare su un altro stile di vita»: le scelte dei consumatori possono «modificare il comportamento delle imprese, forzandole a considerare l’impatto ambientale e i modelli di produzione». Non si può sottovalutare l’importanza di percorsi di educazione ambientale capaci di incidere su gesti e abitudini quotidiane, dalla riduzione del consumo di acqua, alla raccolta differenziata dei rifiuti fino a «spegnere le luci inutili».