Philippe Daverio

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"Il fulcro della crisi attuale del pensiero critico sta nella confusione semantica, nella difficoltà di sapere che cosa siano oggi la scultura, la pittura, la fotografia e le installazioni, il teatro o le performance. Diventa necessario ridare un significato alle parole che usiamo".

Philippe Daverio

L'arte non è nozionistica ma passione


In una delle sue più recenti pubblicazioni, “Guardar lontano veder vicino”, Philippe Daverio invita a seguire percorsi “non convenzionali” per rapportarsi alla Storia dell’Arte: servono piuttosto "esercizi di curiosità" che introducano le persone verso veri e propri “viaggi iniziatici” nel Rinascimento italiano, partendo dalla rivoluzione giottesca per arrivare al “talentaccio e caratteraccio” di Caravaggio, per diventare un approccio nuovo alla cultura.

Noto provocatore, Daverio attacca: "La Storia dell'Arte nelle scuole non è utile. E' una materia che si insegna solo in Italia. Non in Francia e nemmeno in Germania, eppure in Francia e in Germania la sensibilità per l’argomento è maggiore. L’insegnamento della Storia dell’Arte a scuola è un po’ come tentare di convincere i ragazzi che Manzoni è un grande scrittore: Manzoni si scopre dopo i 30 anni. La scuola non dev'essere un luogo di trasmissione nozionistica ma un luogo di formazione della psiche. E della mentalità. E della mente".

E ancora: "Anche se gli insegnanti di Storia dell’Arte, il più delle volte, sono veri appassionati della loro materia, possono fare poco con gli strumenti che la scuola mette a disposizione per stimolare la curiosità di un adolescente di oggi: in queste condizioni, il passaggio dal nozionismo alla passione può avvenire solo per miracolo".

Sulla situazione della cultura nel Bel Paese, Daverio sentenzia: "In Italia la situazione è in verità molto semplice: una piccola quota della popolazione, evoluta, il 5% - che è già un numero fisiologicamente alto, se si pensa al passato, perché sono tre milioni di persone - è interessata all’argomento. Una percentuale che tuttavia non riesce ad influire sul resto del Paese. E la sensibilità complessiva deve misurarsi con la maggioranza, non certo con quel 5%. Ma forse, se quel 5% riuscisse a far sentire la propria voce, per esempio attraverso l’associazionismo, qualcosa potrebbe cambiare e si potrebbero ottenere dei risultati".

La cultura percepita come opportunità economica preoccupa Daverio: "Se da una parte i possibili indotti hanno una loro valenza, dall’altra deve essere chiaro che la cultura non si salva diventando una risorsa economica: la cultura dev'essere prima di tutto percepita come un valore identitario. Solo così può diventare anche una risorsa economica e turistica. La verità è che si dovrebbe abbandonare l’idea della cultura come puro patrimonio, per dare vita ad un’idea più ampia di sistema culturale".