Di fronte al capitale inagito...
#agitiamoilpatrimonio

#agitiamoilpatrimonio

I gravi problemi che l’Italia si trova ad affrontare, rischiano di diventare un alibi per nascondere la miopia e la sordità con cui il sistema Paese gestisce fattori ritenuti inusuali, inconsueti e immateriali, ma estremamente produttivi come la cultura e la bellezza. Attraverso questo sguardo smarrito, sembra davvero impossibile individuare risorse e talenti su cui puntare per costruire un futuro migliore, o almeno per alimentarne la speranza, attraverso la creazione di nuovo valore, rispondente alle domande più evolute e profonde che animano questo tempo.

Una ricetta possibile, oggi come nel dopoguerra, probabilmente risiede nei fattori che individuava John Kenneth Galbraith per spiegare il “miracolo” italiano: “La ragione vera è che l’Italia sa incorporare nei suoi prodotti una componente essenziale di cultura. Città come Milano, Parma, Firenze, Siena, Venezia, Roma, Napoli e Palermo, pur avendo infrastrutture molto carenti, possono vantare nel loro standard di vita una maggiore quantità di bellezza”.

Esiste un'Italia diversa. Che ha coraggio. Che ogni giorno sfida gli effetti della globalizzazione, della sfiducia e della accelerazione vorticosa con il buon senso del padre di famiglia, con la testimonianza dei piccoli gesti, con la propria opera intellettuale, creativa e manuale.

Siamo sicuri che negli strati della società, così come anche nelle istituzioni, vi siano organizzazioni e persone che agiscono ancora nell'interesse collettivo, mossi da motivazioni ideali. A questo Paese diventato "invisibile" agli occhi dei potenti e delle "corti dei saperi colti", rivolgiamo l' appello #agitiamoilpatrimonio!

Non grandi opere ma piccola manutenzione ordinaria. Non grandi eventi ma occasioni culturali diffuse. Non grandi proclami ma piccoli esempi quotidiani. Non modelli importati dall'estero ma buone prassi locali. Non nuovo cemento e asfalto ma cura del paesaggio e del creato. Non più divisioni ma senso di comunità, di appartenenza e di comunanza. Non muri e barriere ma ponti e percorsi condivisi.

Laboratori di Economia della Bellezza


Tempo di agire. Tempo di compiere scelte. Tempo di coraggio. Tempo di responsabilità.

E' nell’intreccio tra cultura e bellezza - intesa come una delle radici più profonde e feconde della nostra identità - la nuova grande sfida dell'economia italiana ai mercati globalizzati, nutrita da fattori assolutamente non delocalizzabili: i primi su cui valga la pena investire in termini di ricerca e innovazione, verso la nuova frontiera rappresentata dalla green economy. A partire dai luoghi dove i prodotti diventano espressione della cultura territoriale, nutrendosi di “genius loci” e producendo “genius loci”.

Su questa base stiamo raccogliendo buone prassi, esempi virtuosi, testimonianze e modelli. Come piccoli cristalli che si aggregano per formare un cristallo sempre più grande, senza che nessuno debba mutare o trasformarsi. Per questo ci piace chiamarli Laboratori di Economia della Bellezza...

Come avrebbe detto Adriano Olivetti, “Portiamo in tutti i villaggi di campagna, in tutti i paesi della montagna, le nostre armi segrete: i libri, i corsi culturali, le opere dell'ingegno e dell'arte. Crediamo profondamente nella virtù rivoluzionaria della cultura, che dà all'uomo il suo vero potere e la sua vera espressione, come il campo arato e la pianta nobile si distinguono dal campo abbandonato e incolto ove cresce la gramigna, e dalla pianta selvaggia che non può dar frutto”.

Lavorare insieme per l'Economia della Bellezza significa condividere un'attitudine e dei valori, ma soprattutto piccole azioni concrete e quotidiane, visibili e tangibili, realizzate nel contesto delle comunità locali. E significa prodursi affinché non rimangano opzioni isolate, minoritarie, invisibili.

Federico Massimo Ceschin