La bellezza in TV, con Emilio Casalini

#generazionebellezza parla di borghi, artigiani, musei e videogiochi, mostre d’arte tra i boschi. E' la bellezza finora considerata "minore".

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Il giornalista e conduttore della trasmissione #generazionebellezza racconta in TV l’immenso patrimonio artistico inespresso del nostro Paese. E anche le storie di chi riesce a valorizzarlo.

La bellezza è un valore e un’opportunità

L’Italia non è fatta solo del Colosseo o di Pompei. «Abbiamo un immenso patrimonio di arte, cultura, tradizioni, paesaggio, architettura, archeologia, agricoltura, enogastronomia… e potremmo ancora continuare all’infinito», racconta Emilio Casalini, giornalista e conduttore. Il potenziale del “Bel paese”, però, spesso non è valorizzato come si potrebbe e dovrebbe fare. Casalini ha scritto prima un libro (Rifondata sulla bellezza), dedicato alle potenzialità inespresse d’Italia che poi ha dato l’idea per un nuovo programma.
#generazionebellezza, cinque puntate andate in onda in prime time su Rai 3 e ora disponibili su Rayplay. Una scommessa vinta, sia in termini di critica che di ascolti: «Lo share è stato straordinario come il coinvolgimento del pubblico via social. Al di sopra di ogni aspettativa».
Il messaggio, del resto, è semplice: «La bellezza è un valore e un’opportunità. Abbiamo raccontato le storie di persone normali che invece di aspettare l’aiuto dal cielo si sono ingegnate, hanno sfidato la burocrazia, arrivando a risultati eccezionali». #generazionebellezza parla di borghi, artigiani, musei e videogiochi, mostre d’arte tra i boschi.

Qual è la «storia di bellezza» a cui è più affezionato?

Affresco del Santuario di Vicoforte, Mondovì

«A Mondovì, in provincia di Cuneo, c’è l’affresco a tema unico più grande del mondo. Lo si è sempre guardato dal basso. Nicola Facciotto, trentenne, ha avuto un’idea semplice: mettere una ringhiera sul cornicione della cupola interna. Ora i visitatori possono salire in cima alla cupola, ammirare da vicino i 6 mila metri quadri d’affresco. La catacombe di San Gennaro a Napoli erano, invece, abbandonate, ridotte a magazzini. Don Loffredo insieme ai ragazzi di Rione Sanità le hanno riaperte, i visitatori oggi sono 120 mila che usufruiscono anche dei negozi, dei bar, dei ristoranti del quartiere».

Il rischio di trascurare quel che si ha è una conseguenza dell’avere tanto?

«Sì, siamo viziati. Siamo convinti che basta quello che c’è. Che, appunto, abbiamo già il Colosseo. Questo ragionamento forse poteva funzionare negli anni ’70, adesso è completamente fallimentare. Deve esserci di più, bisogna narrare un luogo con gli occhi degli altri. Ogni punto d’Italia è intriso di bellezza, siamo circondati. E questa bellezza deve appartenerci, la dobbiamo tutelare, valorizzare. Come? Anche dandoci da fare. Polifemo, per esempio, “abitava” dalle parti di Acitrezza, i cui faraglioni non sarebbero altro che massi scagliati per colpire Ulisse. Tutto questo oggi nessuno lo racconta. Verona, invece, con il suo balcone di Romeo e Giulietta rappresenta l’esempio opposto: è celebre in tutto il mondo».

Lo Stato, a che punto, è nella tutela del patrimonio?

Father and Son - videogioco del Museo MANN di Napoli

«Negli ultimi anni sta cambiando qualcosa, dopo essere stati immobili per decenni. La riforma sull’autonomia dei musei ha fatto tanto. Anche se ancora oggi alcune strutture sono ferme, sono piene di didascalie che nessuno legge. E poi c’è il Mann di Napoli, il primo museo al mondo a produrre e distribuire un videogioco: Father and Son, uno straordinario successo: quattro milioni di download».

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