L’ora del turismo lento: 24mila progetti in corso in tutta Italia

Il capitolo "Il turismo come opportunità di sviluppo per le aree interne del paese" del XXIII Rapporto sul Turismo italiano evidenzia come le prime 45 strategie d'area approvate puntino ad aumentare l'attrattività del patrimonio naturale, culturale e turistico, per circa 133 milioni di euro.

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Il nuovo focus Turismo-Cultura-Natura prevede finanziamenti per oltre 4 miliardi per il settore turistico, 7,6 per quello culturale e 2 per il settore natura, per un totale di 13,6 miliardi di euro.

Valorizzare il patrimonio paesaggistico, artistico e culturale italiano è un compito necessario per la politica e le amministrazioni locali del nostro Paese e se il 2016 è stato l’anno nazionale dei cammini e il 2019 quello del turismo lento, il 2020, in teoria, avrebbe dovuto concentrarsi sulle ferrovie locali, con tutta una serie di iniziative del MIBACT finalizzate a promuovere l’anno del treno turistico. Come tutti sappiamo, però, l’emergenza ha cancellato l’inaugurazione, in programma lo scorso 25 febbraio, dell’iniziativa che avrebbe visto il Ministero operare in partnership con il Gruppo FS Italiane.

Il turismo lento come opportunità per le aree interne

Cicloturismo

Al di là delle limitazioni imposte dall’emergenza, tuttavia, il turismo lento resta uno dei focus delle politiche di coesione e sono ben 24.516 i progetti censiti all’interno del focus Turismo-Cultura- Natura di OpenCoesione (i dati sono aggiornati al 30 aprile 2020), ed è interessante analizzare gli interventi in programma nei territori marginali del Paese, nell’ambito della Strategia Nazionale Aree Interne.

Rispetto all’intero territorio nazionale, le aree classificate come interne ospitano infatti il 53% delle strutture ricettive e il 49% dei posti letto, con una significativa presenza di aziende agrituristiche e residenze rurali (il 60% dei posti letto) e rifugi e strutture di montagna (l’85% dei posti letto). Il patrimonio delle aree Interne suscettibile di valorizzazione turistica riguarda siti culturali che vanno dagli scavi archeologici ai borghi alle pievi medievali, fino a parchi letterari, aree protette (parchi nazionali, parchi regionali e siti della rete Natura 2000), beni e siti UNESCO – dai siti Patrimonio dell’Umanità alle Riserve Man and Biosphere (MAB) e giacimenti enogastronomici.

Il capitolo “Il turismo come opportunità di sviluppo per le aree interne del paese” del XXIII Rapporto sul Turismo italiano evidenzia come il 19% delle risorse che finanziano le prime 45 strategie d’area approvate siano spese che puntano ad aumentare l’attrattività del patrimonio naturale, culturale e turistico, per circa 133 milioni di euro.

Il rapporto evidenzia anche come nel 2018, rispetto al 2017, sia stato rilevato nelle aree interne del Paese un leggero aumento dei flussi turistici sia in termini di arrivi (+ 6,5%, oltre 213 mila visitatori in più) che di presenze (+2,3%, in valore assoluto quasi 300 mila pernottamenti). Sotto il profilo finanziario, si tratta di interventi programmati grazie a fondi strutturali comunitari (FESR e FSE tra quelli pubblicati su OpenCoesione). Il nuovo focus Turismo-Cultura-Natura prevede finanziamenti per oltre 4 miliardi per il settore turismo, 7,6 per il settore cultura e 2 per quello natura, per un totale di 13,6 miliardi di euro.

I progetti

Turismo lento e sostenibile

In relazione allo slow tourism, la politica di coesione ha realizzato una serie di interventi sui “cammini” sostenuti dal MiBACT a seguito dell’anno dei cammini e dell’adozione del Piano strategico di sviluppo del turismo 2017-2022 e, attraverso il Piano stralcio FSC cultura e turismo, vari progetti all’insegna del turismo lento e consapevole.

Tra gli interventi in corso ci sono quelli sulle vie Francigene del Sud, sull’Appia antica, sul Cammino di San Benedetto tra Norcia e Subiaco, nonché sulla via di Francesco: si tratta, in molti casi, di progetti in via di realizzazione che riguardano la manutenzione, la promozione e le infrastrutture per l’accoglienza dei pellegrini.

Un intervento già realizzato è quello del Comune di Poggio Bustone, nel reatino, dove, grazie al ripristino di una tratta lungo il cammino di San Francesco, uno dei cammini francescani si incrocia con quello di San Benedetto; il progetto è stato finanziato nell’ambito POR CRO FESR LAZIO sull’asse “Ambiente e prevenzione dei rischi“.

[Contributo di Sara Fiocelli per Repubblica]

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