Piccoli giganti: le isole minori italiane

Le piccole isole - se non considerate soltanto come marginalità - possono essere anche terre del buon vivere sociale e della buona salute.

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47 isole sparse in 7 regioni, 36 comuni, 140 mila abitanti, 20 milioni presenze durante la stagione turistica. Questi i numeri delle isole minori italiane, “piccoli giganti” riuniti nell’ANCIM, Associazione Nazionale Comuni Isole Minori.

Le isole sono frutto di contaminazioni millenarie perché, attraverso il Mediterraneo, tutti sono approdati nei nostri porti e tutti ci hanno lasciato e preso qualcosa. Questo rappresenta un valore aggiunto, un’unicità preziosa per tutto il nostro paese, riconosciuta a livello europeo. Non va dimenticato che l’idea stessa di Europa non è nata a Roma né a Bruxelles, ma a Ventotene, dove dei prigionieri politici chiusi in carcere hanno dato il meglio di loro stessi, proprio in condizioni tanto avverse.

La sfida dei Comuni delle piccole Isole

Piccole isole italiane

ANCIM fu fondata ufficialmente l’8 giugno 1986 all’isola del Giglio. Rappresenta 36 Comuni nei quali sono residenti oltre 200.000 persone che, come facilmente comprensibile, divengono milioni durante la stagione estiva (si stimano oltre 20 milioni di presenze).

L’associazione opera per superare:

  • la marginalità;
  • i gap legati all’insularità: scuola, sistema socio sanitario, infrastrutture (materiali ed immateriali) e mobilità;
  • la prassi di uno sviluppo incentrato quasi esclusivamente sul turismo, attraverso la valorizzazione delle tradizioni socioculturali e dei prodotti tipici di qualità;
  • le azioni di sviluppo frazionate nelle realtà comunali per recuperare la forza di un agire comune e integrato.

Piccoli laboratori di sussidiarietà e di economia della bellezza

Piccole isole d'Italia

Il percorso di sviluppo delle isole minori non ottiene grande risonanza sui media, esattamente come accade nel nostro Paese per tutto ciò che appare “piccolo” o “marginale”, ritenuto in definitiva non attraente per sponsorizzazioni di qualsiasi natura, anche politica.
Eppure sono laboratori in grado di dimostrare concretamente come si possa fare programmazione dal basso, in grado di utilizzare strumenti snelli e innovativi che consentono di impegnare e spendere risorse pubbliche efficientemente ed efficacemente.

Per questo motivo la missione di ANCIM si concentra su obiettivi di valorizzazione e di sviluppo economico, ambientale, culturale, paesaggistico in grado di mettere al centro la qualità della vita degli abitanti delle piccole isole.
A questo scopo, ha sottoscritto con le Regioni, il Governo e la Federazione dei parchi un Accordo per lo sviluppo delle Isole minori.

Nelle isole mancano i presidi ospedalieri e – quando presenti – le strutture sono spesso obsolete e carenti. A questo si aggiungano le difficoltà nei collegamenti, che costituiscono un elemento non soltanto di disagio, ma anche di pericoloso isolamento per la popolazione: vivere in una piccola isola non comporta solo una cronica carenza di servizi, ma anche un “rischio vita” al di là del “rischio salute” perché – data la peculiarità della condizione geografica – la più comune delle emergenze può trasformarsi in un dramma.
Ma essere isolani non dovrebbe automaticamente significare essere isolati: dalla consapevolezza di questi limiti e di queste carenze, nasce la spinta ad una sussidiarietà che va oltre la solidarietà per diventare “spirito di comunità”. Veri e propri laboratori di coesione economica e sociale.

Coesione, accoglienza, integrazione

Integrazione migranti pescatori

Tutti ne parlano, ma le isole minori possiedono il principio dell’accoglienza nel DNA perché assimilato nei secoli: da sempre le isole sono state luoghi di sbarchi da parte di altre popolazioni, che gli isolani hanno sempre finito per integrare con le culture proprie originarie.
I risultati sono quelli di avere già una predisposizione ad inserire ed accogliere come dimostra il fenomeno più noto di Lampedusa in cui sono spesso i singoli cittadini che – ad integrazione delle istituzioni – aprono le loro case e le loro mense.

Le piccole isole si stanno preparando ad accogliere meglio anche cittadini che vogliano recarsi nei loro territori non in modo transitorio quale una vacanza, ma in modo stabile. Forse il fenomeno che segue l’emergenza da Covid-19 spingerà nuove migrazioni verso mete più attraenti sotto il profilo degli stili di vita, della bellezza, del benessere e del costo della vita.
Le piccole isole – se non considerate soltanto come marginalità – possono essere anche terre del buon vivere sociale e della buona salute.

+INFO: www.ancim.it

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