I bambini devono essere felici, non essere i migliori

Insegniamo ai nostri figli cosa sia davvero la felicità. Spingiamoli a guardarsi dentro piuttosto che correre verso un consumismo sfrenato.

Il tempo stimato per la lettura di questo articolo è 3 minuti

Crescendo si lascia andare la propria innocenza, ritrovandosi trascinati nel vortice dei propri impegni. Ci si ritrova così a confondere la felicità col possesso, trasmettendo questo messaggio ai nostri figli.

Educare i bambini alla felicità

La felicità non abita nei consumi o nel possesso

Il concetto di felicità viene sempre più spesso sporcato da elementi che riguardano la vita di tutti i giorni, dagli oggetti posseduti e dai soldi guadagnati. È un percorso mentale dilagante tra gli adulti, che di conseguenza influenza anche i nostri bambini. In alcuni casi tale visione del mondo viene addirittura imposta ai più piccoli, evidenziando per loro un percorso fatto di convenzioni e status symbol.

Educarci ad essere felici

Educare gli adolescenti alla felicità

L’essere felici è forse il concetto più astratto col quale il genere umano possa confrontarsi. Si tratta di un processo interiore, che muta di persona in persona. Una ricerca infinita che nulla ha a che fare con quanto prodotto dalla nostra società. Si tratta di un equilibrio interiore e dovremmo insegnare alle generazioni future a non perdere contatto con sé. Guardarsi dentro, porsi domande e tentare di seguire la propria via, quella più consona ai propri sentimenti.

Rincorrere denaro e potere genera adulti pessimi

Sempre più spesso invece ci si ritrova a confrontarsi con bambini disincantati, costretti a comportamenti non consoni alla loro età. Piccoli circondati da oggetti tecnologici, che segnano fin da subito una divaricazione sociale. Tutto ciò crea barriere insormontabili, con cerchie che inevitabilmente escluderanno qualcuno, costretto a un’inutile scalata verso il possesso, in una società che vive di competizioni. La felicità non è quantificabile e non può essere ridotta al voto più alto o all’ultimo modello di smartphone.

Crescere in un mondo di tali aspettative, in cui occorre necessariamente primeggiare per essere accettati, in cui i soldi rappresentano l’unica via per essere davvero liberi e felici, genera degli individui pessimi. Dovremmo avviare i nostri bambini verso sentieri d’amore e inclusione, invece di tentare di quantificare la loro felicità.

La serenità al primo posto

Educare i figli alla felicità

Al primo posto delle nostre priorità dovrebbe esserci un senso di pace e gioia. Crescendo invece spostiamo le nostre lenti d’ingrandimento sul mezzo per raggiungere tale status, correndo il rischio di trascorrere la vita a inseguire qualcosa, poggiando i piedi su di un tapis roulant. Potremmo scendere e andare contro gli schemi predefiniti del nostro mondo, afferrando quella gioia che tanto agogniamo e rinunciando alle “carceri consumistiche” che ci imponiamo giorno dopo giorno.

I nostri bambini devono essere felici e non essere i migliori in tutto. Devono essere liberi e non soggetti alle pressioni che inconsapevolmente o meno poniamo su di loro. Non sono micro versioni di noi stessi e non devono essere chiamati a raggiungere quei traguardi che sono mancati nella nostra giovinezza. Non rubiamo loro la vita, doniamogli la possibilità di condurne una davvero piena di significato.

la valutazione della redazione
le valutazioni dei lettori
[totale: media: ]

Prima & dopo

Dopo la pandemia, il turismo riparta dalle aree interne (e dalla bellezza)

Una riflessione di Alessandro Cugini sui nuovi modelli di sviluppo turistico, che dopo l'emergenza sanitaria e di isolamento sociale determinata dal...

Viaggio nella grande bellezza italiana a fumetti, online e gratis

I fumetti al centro delle iniziative digitali del Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo per...

Un viaggio di scoperta

Potrebbero interessarti

Rallenta, riduci, taglia: anche il mondo della moda punta sulla sostenibilità

Ci voleva una catastrofe sanitaria con blocco di ogni attività per convincere il gotha modaiolo della necessità impellente di una riforma...

Turismo post Covid: il Bel Paese riparte dalle sue «piccole patrie»

L'intuizione di Adriano Olivetti resiste al tempo e ci aiuta a individuare delle traiettorie per il futuro anche in questo tempo...

Il turismo post Covid-19? Con un calice di vino in mano

Di prossimità, sostenibile, all'aria aperta, accessibile economicamente: l’enoturismo ha tutte le caratteristiche per essere uno dei motori della ripartenza.